L'esistenzialista abbraccia un cavallo

Tanto tempo fa su un pianeta qualsiasi, in un brutto giorno giunse d'improvviso la sensazione dell'Assurdo. Essendo morto il nume tutelare che vegliava sui dolori dei piccoli abitanti del pianetino, ciascuno si ritrovò solo al mondo. Uno di essi tuttavia si propose di fare da guida per i poveri orfanelli e disse: Il dio, quell'essere che tanto amavamo, non è mai esistito, era solo la somma di tutte le nostre più meravigliose intuizioni e virtù. Noi eravamo il nume di noi stessi e sempre noi lo saremo in futuro! Come bambini gli esseri umani attraverso la scienza si fecero carico di se stessi avanzando, come il popolo prescelto che un tempo furono, verso una Zion ormai fuori portata.

Ma! Il muro di impenetrabilità dell'esistenza, della realtà stessa, la dilaniante, tragica certezza di esserci qui e ora senza che nessuno ci abbia posti, squarciò comunque gli ultimi residui di stabilità avvolgendo il piccolo pianeta in una nebbia di incertezza e disperazione selvagge; nell'anno zero di una nuova era di oscurità Nietzsche abbracciò un cavallo a Torino e lo spettro del Dio lo invasò, trascinandolo nella follia.

Questa morbosa estraniazione dal mondo è stata definita da Hakim Bey volontà di potenza attraverso la sparizione, di fronte alla quale nessuna trasfusione di qualità e valore da dio a me può niente. Molte proposte furono avanzate a partire dai giorni di Nietzsche a Torino, tutte appaiono ad oggi gesti inconsulti più che atti di forza: La passività di Heidegger, l'impegno responsabile di Sartre, l'autodistruzione camussiana. Proprio quest'ultima tuttavia è la chiave per un piano concettuale superiore.

Albert Camus
Albert Camus

Il progetto autodistruttivo di consumazione di Caligola e Merceault è la descrizione dettagliata di un progetto razionale declinato in due diverse modalità: una che consiste nell'accumulo di dinamite ontologica da far esplodere in uno spettacolare botto finale; l'altra invece mira ad una scomparsa vera e propria, un'implosione di se stessi. "Caligola" e "Lo straniero" verranno successivamente dispiegati nel saggio "Il mito di Sisifo": il suicidio viene definito all'interno dell'opera come l'unico problema filosofico rilevante, l'unica strada percorribile verso il nulla della morte; un suicidio tuttavia lento e graduale, quasi naturale, accompagnato dalla consapevolezza che tutto è permesso e che gli unici limiti stanno nella limitatezza della realtà, condannata ad essere un Assurdo senza avvenire. Con Camus si chiude un'epoca che da Schopenauer, Kierkegaard, Kafka, Beckett, Ionesco, Carrol, Borges, Bunuel, Lovecraft, Jarry, etc etc... Ha permesso al sentore dell'Assurdo di penetrare nelle ossa della cultura occidentale.

Dico che un'epoca si chiude poichè a concludersi è l'infanzia del nichilismo, una fase anale espulsiva, un'età troppo immatura per accettare l'abbandono da parte di mamma metafisica e papà ideologismo. Questa immensa energia della fede, attualmente dispersa, può essere ancora incanalata e ridirezionata verso qualcosa di altro da dio. Altrimenti nell'Assurdo niente può essere portato a compimento: dopo che Amleto muore, seguito da tutti i personaggi della tragedia, Fortebraccio sale al trono; l'uomo dell'Assurdo, tormentato dal dramma esistenziale non può che essere agente dell'Assurdo: poichè apre uno spiraglio all'angoscia quest'ultima irrompe barbaramente, trucidando tutti i presenti. L'uomo dell'Assurdo non può categoricamente divenire re.

Carmelo Bene recita Amleto
Carmelo Bene recita Amleto

E' qui che responsabilità e libertà entrano in gioco. Maturità è il termine che il bambino cocciuto rifugge. Una sindrome di Peter Pan dell'umanità che può o vuole farsi carico di se stessa solo in presenza del genitore trascendente: Dio, lo Stato, la società. La prassi, per citare Stirner, fondata su un bel niente, ovvero volgersi a ciò che più di ogni altra cosa è contingente (se stessi) appare troppo difficile per questo orfano. Eppure l'uomo divenuto Vis e Vir inzuppa l'Assurdo nel latte a colazione: sguazza nell'entropia come il dadaista o il surrealista; come il futurista espone il petto all'artiglieria nemica della metafisica e del nichilismo. Naturalmente egli viene colpito più di chi corre ai ripari, ma come l'uomo intuitivo Nietzscheano, egli non nasconde la sofferenza ma la urla senza ritegno alcuno, poiché è abbastanza maturo da non vergognarsi di se stesso, i motteggi non lo toccano.

Un tassello importante per comprendere l'importanza di un'Etica dell'Assurdo è il pensiero di Antonin Artaud: ad ognuno spetta una fetta di dolore, poiché esso, somministrato nel giusto quantitativo, scuote e rende presenti al proprio corpo, distogliendoci dal dolore narcotico degli Altri: dal dolore dell'umanità, dal dolore di dio e di Cristo, dal dolore romanzato in tutte le sue declinazioni intossicanti. La scarica di dolore mi rende immanente, vaccinandomi dall'invasione degli dei che anestetizzano e alienano: la religione e la psicanalisi capitalista in primis.

Nessuna conoscenza, in quanto "svelamento" di un nuovo aspetto del mondo, è data senza dolore: lo squarciarsi dell'Uno-Tutto, il trauma della contraddizione dei simboli (così come il trauma dell'incomunicabilità di passioni e sensazioni) è un travaglio che porta a nascite e aborti: o si adatta e si fondono i simboli-concetti in un nuovo Uno-Tutto, o si abbandonano dei concetti in favore di altri, portando ad una ri-nascita dell'individuo, la quale è faticosa uscita dall'utero materno del concetto consolidato dall'uso.

 

Perché dunque il male?

PERCHE' SI!

Perché attraversare oceani e deserti non è mai stato un gioco per bambini.

 

 

 

 

Bibliografia minima:

- Albert Camus "Caligola", "Lo Straniero", "Il Mito di Sisifo" (Trilogia dell'Assurdo).

- Samuel Beckett "Aspettando Godot".

- Antonin Artaud "Nel Paese dei Tarahuruma".

- Shakespeare "Amleto", Carmelo Bene "Homelette for Hamlet".

- Kierkegaard "Stadi nel Cammino della Vita".

- Friederich Nietzsche, Lettere della follia.

 

 

A cura di Claudio Kulesko


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