Del nuovo nomadismo

                                   

      «...Infin che il mar sovra di noi fu chiuso.»

 

Naufraghi! Navigatori omerici che da cittadini che furono precipitano nel maelstrom degli eventi. Itaca, la cittadella appollaiata sulla collina come una civetta su un ramo, è stata sprofondata da un Poseidone malevolo. Assistiamo alla fine dei giorni stanziali poichè tutto è in movimento e noi non siamo da meno; il capitale stesso è dato - come dati - e in continuo, rapido, spostamento; l'informazione scorre continuamente, senza sosta alcuna, attraversa la popolazione mondiale sotto forma di mescita di doxa ed epistème, assunte a verosimiglianza impossibile da verificare o confutare empiricamente nella loro totalità.                                                                                
Tanto meglio allora volgersi agli aspetti pratici della situazione. Come in ogni sistema, anche nel Sistema in cui viviamo è possibile sfruttare falle e disattenzioni per rovesciarne la validità dei giudizi, volgendoli a proprio favore. Essendo l'intelligenza la capacità di controllo su un sistema di conoscenze e credenze, essa si profila come l'arma migliore per il fine della sopravvivenza intellettuale dell'individuo. Tornando alla definizione di mondo liquido si è costretti ad assumere posizioni eraclitee riguardo alla realtà: un eterno divenire fluido privo di staticità; in questa prospettiva il primo a perire è colui il quale rimane immobile; come un sasso in un fiume verrà eroso e levigato a immagine degli altri sassi. La mimesi rivolta agli Oggetti in continuo divenire è l'atto attraverso il quale l'instabilità ontologica del sistema viene rovesciata a posizione vantaggiosa per il Soggetto.
Abbracciare un'idea positiva di global-mondializzazione significa divenire nomadi, sia fisicamente che intellettualemente. L'apolide, per definizione, sfugge al Sistema della polis che esclude il barbaro, è un eroe omerico che non può tornare a casa e che manifesta tutta la sua hybris nell'immanenza del contingente. Odisseo nell'Inferno dantesco è testimone del timore che il potere ha di tali oltrepassatori. Ma lungi da prospettive rivoluzionarie è ben più importante la portata esistenziale del nomadismo attivo e consapevole della mente: in mancanza di punti fissi e credenze stabili - lo stato attuale delle cose - ci si lascia trasportare dall'enorme flusso dell'Informazione, tenendo bene a mente l'importanza di una solida capacità di controllo sul simbolico, l'equivalente dello sfruttare le correnti a proprio favore senza farsi sballottare dalle onde. Un timone esistenziale del tutto arbitrario e consapevole di essere uno fra molti, capaci di confrontarsi con l'altro da sè. Quando due nomadi si incontrano, si incontrano due culture differenti ed è proprio nella differenza che emerge il dialogo, il logos. E' abbastanza chiaro che il problema non è il relativismo culturale ma l'ultranichilismo - zenit del nichilismo - ; un conto è dire Tutto ha valore, un altro conto è dire Niente ha valore. Il simbolo filtrato dall'intelligenza dell'individuo mi sembra un'ottima moneta di scambio, valida da sempre e in grado di assicurare il giusto grado di conflittualità costruttiva. Basti vedere l'importanza dei blog nell'era contemporanea: opinionismo selvaggio o nuova comunitarietà non ancora espressa nella sua piena potenzialità?
Nel dubbio mi rivolgo al fiorire di blog generati dal grembo di partiti e multinazionali e con lo spirito di Diogene di Sinope riprendo il cammino nella speranza di trovare nuove terre incontaminate sulle quali riposare le mie mebra desiderose di spazio libero.

 

 

Bibliografia minima:

- Gilles Deleuze; Felix Guattari "Millepiani", volume II di Capitalismo E Schizofrenia.
- Jean-Francois Lyotard "La Condizione Postmoderna, Rapporto Sul Sapere" .
-Hakim Bey "T.A.Z. Zone temporaneamente autonome" .

 

 

A cura di Claudio Kulesko

 

"The walking cities" di Ron Herron, 1964
"The walking cities" di Ron Herron, 1964

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