Uomini e topi - John Steinbeck

 

Uomini e topi è un romanzo estremamente semplice, d'altro canto non potrebbe essere altrimenti essendo stato pensato per un pubblico di incolti contadini che ad un libro, tutt'al più, avrebbero potuto chiedere dialoghi sinceri e personaggi reali. Pubblicato nel 1937 e giunto in Italia l'anno seguente per Bompiani, con traduzione a firma di Cesare Pavese, tratta della povera vita americana in seguito alla crisi del '29, della migrazione di braccianti verso l'ovest, terra di promesse incompiute, della quotidianità agreste e della dura vita nei ranches, cui fa da scenario un'America sopita, il cui unico barlume è rappresentato da quel sogno facilmente riscontrabile in tutti i narratori primonovecenteschi.

I protagonisti sono due strani ed inseparabili braccianti stagionali, Lennie Small e George Milton; un gigante dalla incredibile forza fisica il primo, che soffre però di un grave ritardo mentale, ed un piccolo e scaltro ometto, George, senza il quale Lennie sarebbe continuamente perso.

Il sogno che i due condividono ardentemente è quello di riscattare una vita piena di miseria e fatica, acquistando un piccolo terreno da coltivare in proprio, fino ad arrivare a vivere felicemente dei frutti della propria terra.

 

«La voce di George si fece più cupa. Ripeteva le parole, cadenzate, come le avesse pronunciate tante volte. "La gente come noi, che lavora nei ranches, è la gente più abbandonata del mondo. Non hanno famiglia. Non sono di nessun paese. Arrivano nel ranch e raccolgono una paga, poi vanno in città e gettano via la paga, e l'indomani sono già in cammino alla ricerca di lavoro e d'un altro ranch. Non hanno niente da pensare per l'indomani."
Lennie era felice. "E' così, è così. E adesso dimmi com'è per noi."
George riprese. "Per noi è diverso. Noi abbiamo un avvenire. Noi abbiamo qualcuno a cui parlare, a cui importa qualcosa di noi. Non ci tocca di sederci all'osteria e gettar via i nostri soldi, solamente perchè non c'è altro posto dove andare. Ma se quegli altri li mettono in prigione, possono crepare perchè a nessuno gliene importa. Noi invece è diverso."
Lennie interruppe. "Noi invece è diverso! E perchè? Perchè... perchè ci sei tu che pensi a me e ci sono io che penso a te, ecco perchè."
»

 

Queste, o giù di lì, le parole che il povero Lennie vuole sentirsi ripetere da George a mo' di omelia, ogni volta che ve ne sia la possibilità. George, in una continua dicotomia che lo vuole stanco del peso rappresentato dall'amico, senza il quale la sua vita sarebbe stata certamente diversa, ed ugualmente conscio dell'importante ruolo fraterno di guida che svolge nei confronti di Lennie, acconsente a ripetere stancamente; ma man mano che la narrazione segue si può ascoltare come le parole di George perdano di significato, manchino pian piano di speranza, come se la progressiva rassegnazione intuibile nelle parole di George precluda ad una tragica, insperata ma non inattesa fine.

 

«Ho veduto centinaia di tipi arrivare per la strada e per i ranches, coi fardelli sulla schiena e la stessa idea piantata in testa. Centinaia. Arrivano, si licenziano e se ne vanno, e tutti fino all'ultimo hanno il pezzetto di terra nella testaccia. E mai uno di loro che ci arrivi. È come il paradiso. Tutti quanti vogliono il pezzetto di terra. Qui io leggo molti libri. Nessuno trova il paradiso e nessuno trova il pezzetto di terra. È solamente nella testa.»

 

 

A cura di Riccardo Bianco

 

 


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