Perturbamento - Thomas Bernhard

 

Ciascuno di noi è completamente isolato in se stesso, anche se tra noi il legame è strettissimo. La vita intera non è altro che un tentativo ininterrotto di ritrovarci.

 

Malattia e sofferenza, dolore ed una interminabile ed inespugnabile oscurità che costituisce la vera essenza delle nostre vite. Questi i temi sullo sfondo del secondo romanzo di Thomas Bernhard, probabilmente quello di maggior successo, al punto da aver reso l'autore nel 1967, anno di pubblicazione dell'opera, uno tra i più importanti narratori di lingua tedesca del dopoguerra.

 

L'approccio al romanzo, che si svolge per intero nell'arco di una giornata, è non narrativo, giacché la trama si riduce a solo elemento di collegamento tra vari e disperati scenari di vite familiari. Un medico condotto si fa accompagnare dal giovane figlio, in licenza dall'università, durante le quotidiane visite di controllo ai malati di una regione campestre austriaca, patria dei due - e dello stesso Bernhard - . Lo scenario rurale questa volta è tutt'altro che idilliaco, la natura semi-incontaminata offerta dalle montagne della Stiria, nella quale sono immerse le abitazioni dei vari malati, appare un'inesauribile fonte di solitudine e morte, che costringe gli abitanti della valle ad esistenze rassegnate quanto rovinose.

Il rapporto tra padre e figlio è segnato dal peso dell'incomunicabilità, ed attraverso i casi di cui ci si trova spettatori sembra come se l'intento paterno fosse di educare quest'ultimo al dolore, mediante la perdita delle illusioni e degli idealismi di cui il giovane si nutre.

 

Neanche un minimo barlume pare assieparsi alle spalle della figura dell'oste con cui si apre il racconto, la cui moglie è appena stata assassinata, o dello storpio e pazzo musicista costretto ogni notte in una gabbia di acciaio, o, ancora, del mugnaio che tira il collo ed uccide una intera voliera di pappagalli esotici a causa del frastuono notturno; e, così come per questi, allo stesso modo per i tanti altri disperati e terribili personaggi che popolano il racconto di Bernhard emettendo strazianti e disperate grida di dolore.

L'apice viene raggiunto però con l'ultimo incontro, che peraltro occupa più di metà libro; a parlare è il principe della regione - Saurau - , il quale si prodiga in un folle e sconclusionato monologo, una vera e propria valanga di riflessioni nichiliste impossibili da conciliare anche lontanamente l'una con l'altra, segnate da un radicato malessere spirituale - da qui l'ultimo grande tema del romanzo, quello del linguaggio e del relativismo insito della comprensione - .

 

Noi ci costringiamo a non percepire il nostro abisso. Eppure, per tutta la vita, non facciamo altro che guardare giù, al nostro abisso fisico e psichico, pur senza percepirlo.

 

 

 

 

A cura di Riccardo Bianco

 

 


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