Oceano mare - Alessandro Baricco

“Chi ha rigirato il mondo in questo modo, che la verità deve stare nel lato oscuro, e l’inconfessabile palude di un’umanità reietta è l’unica schifosa terra in cui cresce ciò che, solo, non è menzogna? E alla fine: che verità è mai questa, che puzza di cadavere, e cresce nel sangue, si nutre di dolore, e vive dove l’uomo si umilia, e trionfa dove l’uomo marcisce?”

 

La locanda Almayer è il centro nevralgico in cui convergono le singolari esistenze dei personaggi di questo romanzo. Lì giungono il pittore Plasson, con l’obiettivo di ritrarre l’essenza del mare; il professor Bartleboom, che vuole stabilire i limiti dell’oceano; Elisewin, malata di paura, accompagnata dal sacerdote Padre Pluche, uomo alla spasmodica ricerca di una strada da percorrere; Ann Deverià, inviata alla locanda dal marito per “guarire” dall’adulterio; Adams, i cui occhi da cacciatore celano il germe della vendetta.
Ma è forse il mare, uno dei τόποι più navigati dalla letteratura d’ogni tempo, il protagonista principale, e la locanda Almayer rappresenta il tramite fra questi uomini smarriti e l’oceano. Il mare, la cui finita immensità può consolarti o annichilirti, gettarti in un bagno di salvezza dal quale uscire fortificati di un’impenetrabile corazza, oppure scagliarti in quell’abisso che è il punto di non ritorno.

L’impostazione classica di Oceano mare si mischia con la scrittura assolutamente non convenzionale né, tantomeno, lineare di Alessandro Baricco, il cui linguaggio dona all’intero romanzo una musicalità poetica,  pur soffrendo talvolta di accostamenti tonanti un gusto barocco.
Si compone di tre micro-libri: in Locanda Almayer vengono introdotti i vari personaggi e spiegate le motivazioni che li spingono a cercare le loro risposte nel mare; ne Il ventre del mare viene narrato il naufragio della fregata francese Alliance, nella descrizione del quale l’autore trae ispirazione dalla Zattera della Medusa del pittore Gericault; ne I canti del ritorno viene trattato l’epilogo delle singole storie, che prendono commiato dal mare ognuna in modo diverso, talvolta tragicamente, talvolta inumidite di speranza. Il romanzo intero procede per impressioni e sensazioni, regalando delle immagini assimilabili a  flash fotografici o schizzi di colore su una tela completamente bianca, come la maggior parte dei dipinti del pittore Plasson.

E, per ultimo, chi si nasconde nella settima stanza? Alla locanda Almayer, gestita da un gruppetto di bambini che nella loro spettacolare ingenuità sono in grado di leggere chiaramente l’animo delle persone, c’è un uomo che cerca la parola perfetta per dire il mare. Uno scrittore instancabile che giorno e notte, foglio dopo foglio, raccoglie i frammenti di un’infinità indicibile che abita nel mare e, con esso, in ogni uomo o donna che passi per quella sorta di purgatorio chiamato locanda Almayer.

 

 

A cura di Cristina Seguiti

 

 


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