Norwegian wood - Haruki Murakami

 

“And when I awoke I was alone, this bird had flown.”
The Beatles – Norwegian wood

 

Watanabe Toru, il nostro protagonista, è un ragazzo giapponese che, proprio come lui stesso insiste più volte a dire di sé, non ha assolutamente nulla di straordinario. Norwegian wood è il lungo ricordo della sua adolescenza, di come egli sia riuscito a guarire da quella che si potrebbe definire la malattia dell’immobilità, che è un po’ il morbo da cui tutti, almeno una volta nella vita, siamo stati toccati, qualunque sia stata la ragione che ci abbia esposti al contagio.

Il modo in cui Watanabe cade in questa spirale negativa di attesa e indecisione è totalmente naturale, quasi inevitabile, in parte dovuto alla sua propensione caratteriale alla solitudine ed alla profonda riflessione, in parte dovuto a cause contingenti, come il suicidio del migliore amico Kizuki. È infatti proprio nel momento in cui la morte entra ufficialmente a far parte della vita di Watanabe che lui perde totalmente il senso della realtà dei rapporti umani: Sturmtruppen, Nagasawa, Hatsumi… Tutti rapporti che appaiono freddi, effimeri, come inutile appare la fatica di coltivarne l’autenticità. La particolarità di Watanabe è che lui, pur afferrando la mancanza di senso della vita, alla fine –probabilmente per semplice forza d’inerzia- non è mai colto dal desiderio di rinunciarvi, come invece finiscono per fare le poche persone a lui care, che cadono di continuo attorno a lui come foglie autunnali. Di qui la sua necessità di rifugiarsi nella dimensione atemporale dei ricordi; è proprio da lì che prende vita lo strano rapporto con la fragile Naoko, che simboleggia tutto ciò che è innocente, immacolato e che non potrà più ritornare. E lui rimane così, bloccato nell’adorazione di qualcosa che è impalpabile come l’aria eppure altrettanto indispensabile e vitale. Forse sarà davvero necessario il sacrificio di lei, affinchè gli ingranaggi di Watanabe possano riprendere nuovamente a girare, sotto la spinta della travolgente e passionale Midori.

Tutte quelle che ci sembrano un susseguirsi di comparse nel romanzo, hanno in realtà il ruolo ben preciso di permettere a Watanabe di capire cosa lui vuole o non vuole essere; ogni persona che incontriamo nella nostra vita, sia coloro che scompaiono senza lasciare traccia apparente, sia quelli la cui assenza resta un’eco inesauribile negli anni, è funzionale alla nostra crescita. Il pregio del libro di Murakami è proprio quello di dare voce, in maniera evocativa ed intima, al trauma dell’improvviso risveglio nella vita adulta, un trauma che dura fin quando non siamo in grado di equiparare ed addirittura superare la nostalgia per il passato con la voglia di immergersi nel futuro e lottare per esso.

È opinione comune che i ricordi, come qualsiasi cosa ci appartenga su questa Terra, siano destinati ad affievolirsi con il passare degli anni. Eppure, bastano un semplice odore o qualche nota di una canzone per recuperare immagini che credevamo perse per sempre. Il cervello, questo fantastico strumento che possediamo, si serve dei pochi dettagli che abbiamo inconsapevolmente deciso di preservare dallo scorrere del tempo per ricostruire una trama ordinata e coerente; quello che otteniamo è un disegno che è vivo di colori e profumi, a partire da un semplice schizzo tracciato a matita. Ed ecco cos’è Norwegian wood.



A cura di: Cristina



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