Memorie del sottosuolo - Fedor Dostoevskij

“Sapete: sono convinto che noi del sottosuolo bisogna tenerci a freno. Siamo magari capaci di starcene in silenzio nel sottosuolo per quarant’anni, ma se una volta usciamo alla luce, e ci apriamo un passaggio, allora si parla, si parla, si parla…”

 

Viene dal sottosuolo questo romanzo, e così anche la storia che narra è intrisa di tutte le sue caratteristiche: una storia umida, buia, abietta. Eppure la voce di Dostoevskij sgorga dal sottosuolo e giunge alle orecchie chiara ed inequivocabile, sempre impertinente, carica del disagio di un uomo che non appartiene al proprio secolo, perché lui guarda già molto più lontano dei suoi contemporanei ed è sostanzialmente questo il motivo che lo relega nel sottosuolo, spettatore di una vita sulla quale può solo interrogarsi (e nel modo più profondo, aggiungerei) e il cui senso sempre sfuggente lo rende capace soltanto di gesti a tratti inetti, a tratti abietti, nelle poche volte in cui è spinto ad agire.

 

Di forte carica autobiografica, il romanzo è suddiviso in due sezioni: il sottosuolo e a proposito della neve bagnata. La prima parte consiste in un monologo in cui il protagonista delle memorie riassume il senso della sua inadeguatezza alla vita, del suo essere soltanto in potenza e mai in atto. Egli vorrebbe abbattere la muraglia che gli si pone dinnanzi, ma ogni volta le forze vengono meno, le gambe cedono. E tuttavia non è disposto ad accettare di vivere alle condizioni che sono imposte dalla società soltanto per mancanza di coraggio. Allora sprofonda in basso, nel sottosuolo, logorato da una voglia di vendetta che mai si realizza, invidiando e disprezzando allo stesso tempo la vita che si svolge sopra i suoi occhi, la vita illuminata dalla luce del sole, quella in cui gli uomini agiscono senza curarsi di quante e quali siano le cause prime delle loro stesse azioni. E così, nella seconda parte del romanzo, temporalmente antecedente al monologo esplicativo, prende avvio il racconto dei paradossali e vani tentativi del protagonista di inserirsi all’interno della società, dallo scontro con la spalla di un ufficiale sulla Prospettiva Nevskij, alla lite con i suoi ex compagni di scuola, per arrivare infine alla storia con la prostituta Liza, sulla quale egli sfoga tutte le sue frustrazioni, avendo finalmente trovato chi nel sottosuolo occupa una posizione ancor più bassa di quella in cui lui si trova.

 

Non si può restare indifferenti ai contenuti delle memorie e, soprattutto, non si può restare indifferenti a Dostoevskij. Quest’uomo ha scandagliato l’animo come nessuno ha mai fatto prima e, probabilmente, come nessun altro mai farà, proprio perché dotato di una sensibilità unica ed inimitabile. Vi rispecchierete nelle sue riflessioni a tal punto da pensare di impazzire insieme a lui.
Le memorie mettono il lettore davanti alla stessa verità che lo scrittore, il protagonista del romanzo, il lettore stesso e, in generale, gli uomini vorrebbero costantemente nascondere. Ma pensateci bene prima di intraprendere questa lettura: una volta che avrete visto questa verità, non potrete più tornare alle vostre esistenze di sempre, relegandola nuovamente nel sottosuolo più buio. Dovrete farla parlare, parlare, parlare…

 

 

A cura di Cristina Seguiti

 


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