Lolita - Vladimir Nabokov

Questa, dunque, è la mia storia. L’ho riletta. C’è rimasto attaccato qualche brandello di midollo, e sangue, e mosche bellissime d’un verde brillante. A questa o quella delle sue svolte sento che il mio essere vischioso mi sfugge, scivola in acque troppo profonde e troppo oscure perché io osi sondarle.

 

 

Credo fermamente che bisogna essere degli autentici geni per portare sotto la lente d’ingrandimento, in una maniera tanto soffice e poetica, un tema così spinoso e raccapricciante come quello della pedofilia. Lolita di Vladimir Nabokov è un vero e proprio dono letterario per gli occhi, per le orecchie, per il cuore e per qualsiasi altra parte del corpo di un uomo che sia capace di vibrare, quando stimolata dall’onda di sensualità che sprigiona da questo libro.

 

Tutto prende avvio dalle memorie di Humbert Humbert, professore di letteratura francese, detenuto in attesa di giudizio per omicidio volontario, con una strana ossessione per le bambine. Non proprio per tutte le bambine, in realtà, ma solo per quelle che lui chiama ninfette, ovvero ragazzine sessualmente precoci ed in qualche modo demoniache, capaci di irretire con il loro fascino pubescente anche l’uomo più maturo. Una serie di coincidenze porterà Humbert a fare la conoscenza di Dolores Haze, colei che diventerà la sua piccola Lolita, la ninfetta che permetterà alla sua perversione di farsi finalmente carne. Humbert perderà letteralmente la testa per Lo, raggiungendo al suo fianco i più alti picchi di beatitudine, per poi ritrovarsi, alla fine, da solo, cosciente di aver deturpato per sempre l’infanzia della sua donna in miniatura.

 

Una volta, un’amica, nel discutere con me a proposito di Lolita, mi disse che per lei leggere questo romanzo fu come trovarsi davanti ad un dipinto che prendeva forma parola dopo parola. Sono completamente d’accordo: Lolita ricorda un quadro impressionista, i cui dettagli della vicenda sono ricostruiti secondo un ordine ed una perizia elaborati in maniera assolutamente personale, interiore, maniacalmente poetica dal professor Humbert. Le sue pagine sono una continua sinestesia di piaceri, col risultato che Nabokov trasforma il racconto di una criminale e delirante ossessione, in un assennato e consapevole bisbiglio di amore ed inettitudine, che conquista, infine, un’umana compassione.

 

 

"Guardate questo intrico di spine."

 

 

A cura di Cristina Bianco

 


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