Le notti bianche - Fëdor Dostoevskij

 

"Dio mio! Un intero attimo di beatitudine! Ed è forse poco seppure nell’intera vita di un uomo?"

 

Passeggia per le strade di Pietroburgo, come è solito fare, il sognatore, nella città che solo sembra amare e che sola sembra ricambiarlo. Pietroburgo, coi suoi palazzi e i suoi abitanti, è l’unica donna cui abbia mai osato aprire la sua mente ed il suo cuore, l’unica mano che abbia mai stretto nella sua, quella della sua città, della quale conosce in modo del tutto personale le storie, le allegrie, le afflizioni. Il sognatore ha un modo tutto suo di conoscere: il sognatore sente, vibra insieme alla città e alle persone con cui tuttavia non ha mai parlato, per cui prova una inspiegabile empatia, che gli permette di vivere attraverso le altrui esistenze e, addirittura, di costruirne una propria, un’esistenza mentale, nel sogno. Il sognatore pietroburghese ed il suo avatar ante litteram.

 

Ma come si vive realmente?

Il sognatore nota una graziosa brunetta appoggiata ad un parapetto, ne ascolta con orecchio attento il pianto interrotto dai singhiozzi e la salva provvidenzialmente dalle molestie di un anziano signore in frac. Questo basta ai due per riconoscersi: Nasten’ka, tormentata dall’amore per un uomo che sembra svanito nel nulla, e il sognatore, il quale tante volte aveva già incontrato l’animo così gentile della ragazza nei suoi vagheggiamenti diurni e notturni. Non amici, non amanti, si conoscono da un istante pronto a valere un’eternità. Si attendevano, lei per dimenticare l’oltraggio subito dal suo antico amore, lui per imparare a vivere fuori dal pensiero. Hanno così inizio le loro notti bianche, impegnate a scambiarsi e salvarsi l’anima senza sosta alcuna, quattro lunghe notti cui tuttavia, proprio quando il confine tra sogno e realtà sembra essere venuto meno, seguirà un solo mattino, rivelatore di un epilogo diametralmente opposto per entrambi, che paleserà così ancora una volta l’abisso insormontabile che alberga tra chi si trova immerso nella vita e chi, a causa di un sentimentalismo fin troppo accentuato che pur tuttavia mai si traduce in azione, la vita può solo sognarla.

Non fatevi ingannare dalla vena romantica che sembra sgorgare da questo romanzo dalle reminiscenze così goethiane - alcuni tratti del sognatore potrebbero non a torto essere accostati al più famoso Werther - : il primo Dostoevskij fa capolino dalle pagine di questo libello amoroso attraverso le confessioni del protagonista, un Dostoevskij che ancora non ha stravolto i canoni del sentimento, della moralità e dell’etica umana, ma che già delinea i tratti fondamentali della profondità oceanica dell’animo dei suoi protagonisti.

 

 

A cura di Cristina Seguiti

 

 


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