Le braci - Sándor Márai

 

Nella mano avverti un fremito antico come l’uomo, l’impulso di uccidere, questa attrazione proibita, questa passione più forte di tutto il resto, uno degli stimoli segreti, né buoni né cattivi, che animano la vita in tutte le sue forme.

 

 

Le braci, pubblicato per la prima volta nel 1942, è un romanzo d’impianto stilistico molto semplice e la vicenda in esso narrata rappresenta, forse, uno dei più antichi ritornelli nelle relazioni umane. Un’amicizia inossidabile vinta –o, ancor meglio, destinata ad essere vinta- dall’amore per la stessa donna. E’ alla base di questo triangolo amoroso che si snoda il racconto, che prende forma sostanzialmente come un nitido, lungo ricordo, un sovrappensiero che ha accompagnato ed addirittura sospinto il protagonista Henrik fin al crepuscolo della sua vita. Egli ha atteso per ben quarant’anni il ritorno dell’amico Konrad nei Carpazi e finalmente, in quella stessa notte che ci viene narrata, potrà apprendere la tanto agognata verità su quell’episodio della loro vita che lo ha relegato in una forzata solitudine.

 

Sin dalle prime pagine, si viene trascinati in un’atmosfera di continua attesa ed in un clima di alta tensione che culmina nel dialogo tra i due vecchi amici, consapevoli entrambi che, dopo quell’ultimo incontro, non avranno modo né necessità di rivedersi mai più. E’ già stato detto che la vicenda narrata da Márai è immediata e semplice, eppure la franchezza con la quale parla al cuore umano dei suoi sentimenti più profondi e spaventosi, come la tendenza al tradimento o addirittura all’omicidio, sbigottisce il lettore, che non può fare a meno di sentirsi chiamato in causa, che non può esimersi dall’immedesimarsi nella storia di Henrik, Konrad e Krisztina, né dal percepire intimamente come qualsiasi legame, per quanto intenso e sincero in partenza, possa essere facilmente suscettibile di macchia e di peccato, presentandosi talvolta come un limite alla piena espressione di quelle passioni che ci fanno, al tempo stesso, uomini e bestie.

 

Una storia diretta, senza troppi ricami, è quello che conferisce efficacia al romanzo ma che, in qualche modo, priva la potenzialmente grande mole di spunti contenutistici di una grazia poetica che il lettore si ritrova a cercare affannosamente, ma invano, tra le pagine di Le braci. Ciò che lascia, infine, soltanto relativamente appagati dalla lettura, è la mancanza di risoluzione dell’acme tensivo, alimentato magistralmente per tutta la durata del romanzo e mai portato a conclusione, che potrebbe tuttavia essere l’oggetto di una volontaria sospensione del giudizio su colpevoli ed innocenti, su quello che è il denominatore comune dell’agire, su quel che resta degli slanci che alimentano e bruciano una vita intera. Appunto, le braci.

 

 

A cura di Cristina Seguiti

 

 


Commenti: 0