La lunga notte del dottor Galvan - Daniel Pennac

 

“Pensavo solo questo: rimani vivo, rimani qui. Avevo reso le armi. Avevo strappato il mio biglietto da visita. In una notte ero diventato medico. (…) Pronunciavo finalmente il mio giuramento d’Ippocrate. Un uomo dedito ai malati, per sempre, quali che fossero e senza condizioni, ecco cosa aveva fatto di me il mio paziente. Mi sono addormentato come qualcuno che si eleva al servizio del dolore umano.” 

             

E’ difficile riassumere la professione medica in più di sei anni di studi universitari, figuriamoci in un biglietto da visita. Gerard Galvan, però, non riesce a pensare ad altro che a quel piccolo rettangolo di carta, dove il suo nome stampato a caratteri semplici e inequivocabili sancirà la sua discendenza diretta da Asclepio. Ecco, gli sembra già di poter sfoderare dal taschino quell’affare e tenderlo, tenendolo stretto tra il dito indice ed il medio, ad un suo ipotetico interlocutore, che allora rimarrà in un riverente mutismo nel leggere tali parole: Professor Gerard Galvan, medicina interna. Tanta conoscenza racchiusa in un foglietto.
Tuttavia, i vagheggiamenti del Dottor Galvan durante una routinaria domenica notte di guardia al pronto soccorso vengono bruscamente interrotti da un paziente che, tra malati e feriti d’ogni sorta, annuncia con voce sommessa, quasi scusandosi, di non sentirsi tanto bene. Cade a terra, svenuto, e per i migliori medici della clinica Postel-Couperin ha inizio un inferno lungo un’intera notte.

L’uomo presenta in sequenza tutti i sintomi immaginabili, sfuggendo periodicamente a qualsiasi tipo di diagnosi ogni qualvolta questa sembra essere la definitiva. Un caso incredibile, più unico che raro, per giunta anche un po’ irritante. Per Galvan, però, questo malato tutt’altro che immaginario si prepara ad essere la folgorazione sulla via di Damasco. In una notte, un’unica indimenticabile notte, Galvan celebra il suo sposalizio con la vera medicina: servire il malato, accostarsi alla sua lotta per la sopravvivenza e vegliare sui suoi sforzi, leggerlo ed interpretarlo come fosse un bellissimo romanzo, è ciò che trasforma il nostro protagonista da buon dottore in medicina in un ottimo medico. Tuttavia, nel momento stesso in cui Galvan idealizza l’uomo ed il suo stesso mestiere, la rivelazione della vera identità del malato dei malati lo porterà ad un gesto istintuale e inatteso, assolutamente non contemplato nel codice comportamentale di un medico: tutti i suoi sogni si infrangono completamente contro il muro della realtà e il suo biglietto da visita sarà stracciato una seconda volta, quella definitiva.

Daniel Pennac fa narrare allo stesso Gerard Galvan, in poche e scorrevoli pagine velate di umorismo e malinconia, la storia di come, in una sola notte, a causa di un fatale scherzo del destino e di un ometto sconosciuto affetto da manie di protagonismo , abbia toccato le vette più alte della realizzazione personale, perdendole poi, col testimonio dei suoi colleghi e superiori, alle prime luci del mattino.

 

 

A cura di Cristina Seguiti

 

 


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