L'identità - Milan Kundera

 

"In quale preciso momento il reale si è trasformato in irreale, la realtà in fantasia? Dov'era la frontiera? La frontiera dov'è?"

 

Chantal passeggia per le vie di una piccola cittadina della costa francese; attende Jean-Marc, suo amante, con il quale convive in seguito alla separazione dal marito. Quel pomeriggio però si scopre a riflettere, immersa nel silenzio. Nota che gli uomini cui passa vicina non si voltano più a guardarla, come accadeva un tempo. Viene colta da un senso di smarrimento; forse gli anni trascorsi, forse i pensieri dai quali sempre era fuggita, la sensazione di trovarsi di fronte alla realtà, finalmente, dopo anni di autoinganno.

Un figlio morto a pochi anni dalla nascita, figlio dal quale Chantal era fuggita abbandonando il marito, le tante fantasie erotiche che con minuziosa cura aveva da sempre celato a se stessa. Perché ora non riusciva ad immedesimarsi nella vita che con forza aveva inseguito, qual era la sua reale identità?

 

Nel contempo Jean-Marc arriva nel piccolo paese nel quale, impaziente, aspetta di trovare la compagna. Da lontano la scorge passeggiare sulla spiaggia, voltata di spalle. Le si appressa velocemente ma, quando soli pochi passi lo separano da lei, questa si volta e Jean-Marc si accorge dell'errore. La donna che aveva rincorso non si era rivelata essere Chantal, ma una sconosciuta.

 

Partendo da questo equivoco, il racconto di Kundera inseguirà un significato che valica la risposta al senso di smarrimento di chi non si riconosce nelle proprie azioni quotidiane, nello specchio degli occhi delle persone delle quali ha scelto di circondarsi.

Lo stile narrativo de "L'identità" è il medesimo che ha contraddistinto Milan Kundera nei precedenti romanzi, facendone una sorta di unicum nel panorama narrativo moderno. Con estrema leggerezza e maestria l'autore alterna riflessioni filosofiche alle vicende del racconto, immerso in una atmosfera di velata mestizia e di ricordo; strizzando l'occhio più ad una visione pirandelliana dell'identità, di inconsapevole e caotico relativismo del mondo, piuttosto che ad autori quali Goffman, che vogliono nella visione di una realtà scenica la consapevolezza dell'individuo di decretare quale "maschera", di volta in volta, indossare.

 

 

A cura di Riccardo Bianco


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