In ogni caso nessun rimorso - Pino Cacucci

 “Si chiese per quale oscura macchinazione del destino nascano uomini diversi da altri, da tutti quelli che rimangono a capo chino fino all’ultimo dei loro giorni, in una rassegnazione muta, che rende quei giorni uguali e le notti inesistenti. Si chiese perché a qualcuno tocchi in sorte di non trovare pace ogni volta che tramonta il sole, dannato dall’attesa di un’alba che arriva sempre troppo presto, pronta a dimostrare che ogni oggi sarà peggiore di ogni ieri.”

 

La miseria è un marchio di fiamma incandescente sulla pelle e questo Jules Bonnot lo sa bene. E’ solo un quindicenne, eppure il suo destino è già segnato da fatiche estenuanti, inappaganti e ripetitive. La luce mattutina è per Jules soltanto la conferma che trascorrerà un nuovo giorno lontano da quella stessa luce, seppellito in fonderia, con la schiena e la fronte madide di sudore e con le viscere dilaniate dall’ultimo sopruso di un padrone viscido e tronfio della sua posizione sociale.
Ma Jules non ci sta, quei suoi occhi maledetti da un dio, spalancati per scrutare, scannerizzare e detestare qualsivoglia aspetto della realtà sin dal primo suo vagito non glielo permettono. Chiuso in un atroce silenzio, nel suo carattere sprezzante porta i segni della sua futura rovina, di un epilogo irrimediabilmente infausto e della sconfitta da parte dello stesso sistema che tenterà di rovesciare sino all’ultimo respiro.

Continuamente allontanato dal lavoro per le sue più che manifeste propensioni anarchiche, l’irrequieta esistenza di Jules lo condurrà alle occupazioni più inaspettate: operaio, caporale, autista dello scrittore sir Arthur Conan Doyle, rapinatore, anarchico… Sempre alla ricerca di un equilibrio che sembra trovare parzialmente solo quando l’amore si presenta nella sua vita, ma che il destino è sempre pronto a sottrargli con una qualche mossa indispettita, ribadendo l’impossibilità di trovare la felicità per chi è nato con la rabbia scritta a caratteri cubitali nel proprio DNA. Se scardinare le fondamenta di una società basata sulla disuguaglianza e sul sopruso è tanto difficile quanto integrarsi nel sistema stesso, allora l’unica soluzione per Jules e per la Banda Bonnot è quella di fare più rumore possibile.

“Ribellione, non rivoluzione”. Con uno stile agile e mai scontato, Pino Cacucci illustra con estremo coinvolgimento la biografia del ladro anarchico che sconquassò la Francia di fine Ottocento e dei personaggi che fecero da corollario alla sua travagliata storia. Una vita, quella di Bonnot, segnata da una voglia di riscatto e da una profonda istintività di pensiero e d’azione, che difficilmente avrebbero potuto condurlo sui binari di un’esistenza ordinaria.

 

 

A cura di Cristina Seguiti

 

 


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