Il conte di Montecristo - Alexandre Dumas

 

Io sono uno di questi esseri eccezionali; sì, monsieur, lo credo; fino a oggi nessun uomo si è trovato in circostanze simili alle mie. I regni dei monarchi sono circoscritti da montagne, da fiumi, da cambiamenti di costumi o di lingua. Il mio regno, invece, è grande come l'universo perché non sono né italiano, né francese, né indiano, né americano, né spagnolo: io sono cosmopolita. Nessun paese può dire di avermi visto nascere; Dio solo sa quale terra mi vedrà morire. Io adotto tutti gli usi, parlo tutte le lingue. Voi mi credete francese, non è vero? Perché parlo il francese con la stessa facilità e purezza di voi. Ebbene! Alì, il mio moro, mi crede arabo; Bertuccio, il mio intendente, mi crede romano; Haydée, la mia schiava, mi crede greco. Dunque capirete che, non essendo di alcun paese, non chiedo protezione ad alcun governo; non riconoscendo alcun uomo per mio fratello, non può arrestarmi né paralizzarmi alcuna sorta di scrupoli che arrestano i potenti o di ostacoli che paralizzano i deboli. Io non ho che due avversari, non dirò due vincitori, perché li sottometto con la tenacia: la distanza e il tempo.

 

Un inestimabile tesoro nascosto su un'isola inabitata, pirati, contrabbandieri, briganti, traversate in mare ed ancora, amore, tradimento e vendetta. Cosa si può chiedere di più ad un romanzo d’avventura che ha come scopo principale quello di appassionare ed accattivarsi il lettore? A tale proposito è opportuno ricordare che Il conte di Montecristo apparve per la prima volta, a puntate, tra il 1844 ed il 1866 e solo successivamente venne raccolto in un romanzo unitario.
Dumas, da abilissimo burattinaio della narrazione, giostra la storia del malcapitato Edmondo con estrema maestria e con una incredibile creatività, la cui peculiarità principale è espressa dalla lucidità descrittiva, saranno infatti innumerevoli e sempre fortemente inaspettate le vicende che si rincorreranno nel corso della narrazione.

Fonte del genio artistico del celebre romanziere francese, Il conte di Montecristo si distingue da qualsiasi altro romanzo nel quale sia presente un tesoro cui il protagonista anela, per il fatto che questa ricchezza venga a configurarsi come un potentissimo mezzo di riscatto e redenzione, non come il fine ultimo del racconto. E’ possibile infatti suddividere il  romanzo in due macrosequenze, nella prima il giovane marinaio Edmondo sembra vicino a coronare il sogno di sposare la bella catalana Mercedes in un periodo di congiunture incredibilmente fortunate della propria vita, sogno che sembra però tristemente svanire a causa di una congiura di cui si trova vittima. E’ questo l’incipit delle incredibili peripezie che seguiranno, descritte da Dumas con uno stile appassionante e mai, nonostante la voluminosità del romanzo, prolisso. Progredendo con la lettura ci si accorgerà di come ogni tassello troverà un suo posto nel complicato ma fantastico quadro dipinto dallo scrittore.
Il romanzo infatti, che da quasi due secoli incanta generazioni di lettori e che non finirà mai di attrarne a sé di nuovi, trova proprio nelle sue incredibili ed alle volte estreme vicende la sorgente di un sempre nuovo giovamento, fonte che rende il romanzo un’opera mai estemporanea ed attuale in ogni periodo storico in cui verrà sfogliato.

 

 

A cura di Riccardo Bianco


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