Il rosso e il nero - Stendhal

 

Opera cardine dell'Ottocento letterario, nonché uno tra i più avvincenti romanzi che mai siano stati scritti - ma questo è solo un giudizio personale - Il rosso e il nero può essere annoverato, per importanza in fatto di contenuti ed apporto al genere narrativo, tra le principali opere dei connazionali, e contemporanei, Dumas, Balzac ed Hugo.

  

Stendhal si serve di una prosa estremamente lucida e descrittiva per narrare le vicende di Julian Sorel, il giovane ed ambizioso figlio di un falegname di Verriéres, piccolo comune della Francia rurale. Julian ha, sin da ragazzo, le idee chiare riguardo al futuro che desidera gli si stenda davanti; ancora giovane infatti diventa precettore nella casa di Monsieur Rênal, sindaco della sua cittadina natale, grazie alla conoscenza del latino. E' solo l'inizio del desiderio di ascesa sociale che roderà lentamente il nostro protagonista, a causa di varie vicende nelle quali si troverà coinvolto sarà costretto a fuggire da Verriéres, dopo aver intrattenuto una relazione con la moglie del sindaco, al fine di entrare in seminario; ma neanche qui riuscirà a trovar pace, assunto in qualità di segretario nella casa dell'influente marchese de la Mole ne sedurrà la figlia, Mathilde, ed anche questa volta nulla andrà secondo i piani.

 

L'ambizione e l'ascesa sociale sono dunque i temi fondativi della vicenda narrata da Stendhal, la quale si configura come un sottile romanzo psicologico; inoltre fanno da contorno le descrizioni che l'autore ci fornisce del periodo precedente alla Seconda rivoluzione francese, tra lotte politiche intestine - Julian è un fervente ammiratore di Napoleone Bonaparte, ma è costretto a tener accuratamente nascosta una tela in suo possesso che ritrae il generale - contrasti tra gesuiti e giansenisti, borghesia e nobiltà.

Il titolo è un fine manifesto di tali contraddizioni, in una prospettiva simbolica può infatti essere interpretato in differenti chiavi allegoriche; il rosso è il colore della rivoluzione francese, il nero sta invece ad indicare il seguente periodo della Restaurazione; oppure il rosso potrebbe stare a significare la passione, il sangue di cui il romanzo verrà macchiato, il nero la morte o gli abiti monastici che in larga parte caratterizzeranno il romanzo di Stendhal.

 

Non è un caso che il filosofo Friedrich Nietzsche abbia speso parole di elogio per quello che ritenne "l'ultimo dei grandi psicologi francesi", Stendhal. Il quale scandagliando nei più reconditi antri dell'animo umano analizza, servendosi della perfetta figura di Julian Sorel, ambizioni, passioni, desideri, sentimenti, ed ancora, amori, sofferenze, prospettive e tragedie. Ciò che Stendhal mette a nudo sono spesso "pieghe del cuore umano troppo sporche per essere vedute" - come scrisse Mériméè - ma l'intento che muove l'autore è quasi scientifico, a supporto di tali parole c'è un celebre passo de Il rosso e il nero, nel quale Stendhal spiega la sua concezione di romanzo.

 

"Un romanzo è uno specchio che passa per una via maestra e ora riflette al vostro occhio l'azzurro dei cieli ora il fango dei pantani. E l'uomo che porta lo specchio nella sua gerla sarà da voi accusato di essere immorale! Lo specchio mostra il fango e voi accusate lo specchio! Accusate piuttosto la strada in cui è il pantano, e più ancora l'ispettore stradale che lascia ristagnar l'acqua e il formarsi di pozze."

 

 

 

A cura di Riccardo Bianco

 


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