Il piccolo principe - Antoine de Saint-Exupéry

“Solo i bambini sanno quello che cercano. Perdono tempo per una bambola di pezza, e lei diventa così importante che, se gli viene tolta, piangono…”

 

Provo immenso dispiacere per quel lettore che, avvicinandosi alla favola del ragazzino dai capelli color dell’oro, la accuserà di essere un libro melenso, scontato, un libro troppo semplice per essere tenuto in considerazione dai grandi. Perché lo scrittore Antoine de Saint-Exupéry sapeva benissimo che gli adulti non avrebbero preso sul serio la totale assenza, nella storia del Piccolo Principe, del denaro, delle cifre, dell’economia, della fama e di tutte quelle occupazioni dietro alle quali si perde la maggior parte del tempo della vita adulta. Allora provo un immenso dispiacere, perché un tale lettore sarà assolutamente come l’accusa che muove verso questa piccola e malinconica perla della letteratura: prevedibile.

 

La favola del Piccolo Principe narra invece dell’incontro inaspettato tra il nostro aviatore, alle prese col motore in panne nel deserto del Sahara, ed un bellissimo quanto irreale ometto che, noncurante degli usuali cliché di presentazione, irrompe nella vita del protagonista chiedendo urgentemente che gli venga disegnata una pecora. Da quel momento, a poco a poco e con una non indifferente fatica –quella stessa fatica e cura che tutti i rapporti umani richiedono- Antoine imparerà a conoscere l’animo regale del Piccolo Principe, le ragioni della sua urgenza, la sua storia ed i suoi viaggi, le preoccupazioni per il suo fiore e per i suoi tre vulcani che arrivano alle ginocchia e, gradualmente, si lascerà addomesticare da lui. Creando un tipo di legame da molto tempo dimenticato dagli uomini.


Tuttavia, ciò che più rapisce il lettore nella favola del Piccolo Principe non è la vicenda del bambino, ma è il lento recupero da parte dell’adulto della limpidezza dei sentimenti, della capacità di guardare al mondo con stupore e meraviglia, del coraggio di creare dal nulla qualcosa di unico ed irripetibile e di poter credere in qualcosa, o qualcuno, di straordinario. Tutte prerogative di un’innocenza che l’uomo ha sepolto dentro di sé, indurito forse dagli anni, forse dalle delusioni, forse dalle altre persone.

 

Se anche voi avete conosciuto un fiore unico al mondo, amerete questo libro come l’ho amato io. Se invece non lo conoscete, queste pagine vi aiuteranno ad essere in grado di riconoscerlo, quando lo incontrerete.

 

 

A cura di Cristina Seguiti


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