Il paese del carnevale - JORGE AMADO

 

E che diavolo sarà la felicità, Rigger? Forse la gioia di tutti i giorni, il dolore di ogni istante?

 

Quando la nave salpata dall’Europa approda finalmente sulle coste del Brasile, il giovane Paulo Rigger è convinto che proprio lì, in quella terra che lo ha visto nascere, sia riservato per lui un posto nell’empireo degli uomini che possono dirsi felici. Reduce dai suoi studi universitari in una Europa - più precisamente, una Francia - che ha fatto della speculazione intellettuale fine a se stessa il proprio feticcio, in una Parigi che pullula di cafés letterari e di adoratori della modernità, Paulo sente che è una vita di semplicità, amore e naturalezza ciò di cui ha bisogno: una donna, una fazenda, l’abbraccio di sua madre… e di sentirsi parte dello spirito di un Paese che, a tempo di samba, cerca affannosamente la via per la grandezza.

Ben presto, però, Paulo ed i suoi amici del giornale Estado de Bahia si ritroveranno a fare i conti con l’eterno dissidio tra razionalità e sentimentalismo, soddisfazione degli istinti e dignitosa rinuncia ad essi, tra una vita piena di passioni e il distacco totale da esse.

 

Questo romanzo acerbo scritto da Jorge Amado a soli 19 anni ruota continuamente attorno alla ricerca della felicità. L’intreccio, ridotto al minimo e a tratti lacunoso, serve soltanto da supporto ai dialoghi dei personaggi, tanto semplici quanto carichi di un’emotività che, per chi come me leggerà il libro pressappoco alla stessa età che Amado aveva quando lo scrisse, è davvero facile percepire e fare propria. Questa chimera, questo miraggio onnipresente, un tarlo pulsante nella testa di ogni uomo: è davvero possibile essere felici, pur avendo la percezione che la vita potrebbe non portare con sé alcun senso?

 

A fare da sfondo a tanta malinconia, il contrasto con il Paese del Carnevale. Un Paese che samba, che ride sguaiatamente, che muore di fame, che sfoggia le sue nudità e le sue maschere per tutto l’anno; un Paese che si impone ogni giorno di tamponare con una pezza calda le sue miserie e che si infligge la pena di tarparsi le ali. Forse questo Brasile stona completamente all’interno del racconto, o forse è proprio in questo Brasile che va cercata la risposta: se anche la felicità non esiste, non badiamoci troppo. Balliamo, ridiamo, pratichiamo l’allegria. Il romanzo di Amado comincia e finisce su di una nave: lasciamo che sia questa a sospingerci.

 

A cura di Cristina Seguiti

 


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