Furore - John Steinbeck

 

Wherever somebody's fighting for a place to stand

or a decent job or a helping hand

wherever somebody's struggling to be free

look in their eyes, Ma, and you'll see me

 

Bruce Springsteen – The ghost of Tom Joad

 

 

La Route 66, la strada interminabile che taglia in due la vastità degli Stati Uniti d’America, assiste implacabile alla tragica epopea delle centinaia di famiglie americane che, espropriate dai giganti bancari dei loro terreni perché poco redditizi, si trovano a dover abbandonare improvvisamente le loro fattorie, ad assistere alla loro demolizione, a caricare tutta la loro vita su di un camion sgangherato e a marciare a passo lento verso l’illusorio sole della California, in cerca di un lavoro e di quell’ avvenire che gli è stato prepotentemente negato.

 

Su una delle tante vecchie carrette che solcano quell’oceano di asfalto bruciante viaggia la famiglia Joad: Nonno e Nonna, ormai unico vero legame con la vecchia terra; Ma’ e Pa’, perno attorno a cui ruota la famiglia intera; i figli Tom, Rosasharn, Al, Noah, Ruth e Winfield; lo zio John; Connie, marito di Rosasharn, ed il predicatore Casy. Una famiglia esattamente come le altre, che resta in piedi a fatica, che lotta per mantenere la propria umanità, che giorno dopo giorno, nel lungo tragitto dall’Oklahoma alla California, vivrà silenziosamente il dolore di essere smembrata e massacrata.

 

Accostandosi alle pagine di Furore, il lettore si ritrova immerso in un vero e proprio canto corale. Non vi è, se non in rari casi, una voce che prevalga sull’altra, tutti i personaggi conservano pari dignità dal principio alla fine, quasi a sottolineare come essi sopportino, in ogni momento ed ogni luogo, il comune peso della loro vita, sempre descritta, quest’ultima, nella piena semplicità contadina. All’interno di questo coro, che nell’umiltà della resa linguistica ricorda una parabola biblica, si fanno strada timidamente, come temessero di sporcare le tenui tinte del racconto con toni eccessivamente accesi, le idee di Casy e di Tom, che fungono da trait d’union tra la tragedia quotidiana della famiglia ed i grandi temi dell’esistenza, della giustizia e dell’eguaglianza sociale.

 

Furore è un romanzo oggi più che mai attuale. Un romanzo che parla di migranti e di stenti, di come sia difficile venire accettati in una nuova comunità, di quanto sia faticoso resistere in un mondo che sembra averti rigettato ed etichettato come un indecente rifiuto. Se è vero che nel romanzo si narra del viaggio dei Joad, è anche vero che esso è il magistrale racconto di come la grande Storia e l’Economia iniziano davvero, alla vigilia della Grande Depressione, a fare il loro ingresso tirannico nelle vite dimesse degli uomini; una Storia che è incomprensibile per l’uomo comune, bieco appannaggio dei potenti, che con mani rozze muove i fili dei suoi piccoli burattini, si insinua nei loro sogni e nelle loro semplici speranze e le annienta, rendendo la vita qualcosa di alieno all’uomo e rendendo l’uomo stesso un triste fagotto incapace di riconoscersi nei frutti della sua terra, di gioire per un raccolto abbondante o di una pioggia che disseti i campi arsi dalla calura estiva.

 

La nostra terra è oggi feconda dei grappoli dell’ira, come ieri lo era la terra dei Joad, come domani lo sarà quella dei nostri figli. E forse un giorno, quando questi grappoli saranno maturi, dalle macerie dell’ultimo uomo sconfitto nascerà la scintilla che riaccenderà il furore e gli uomini, accoccolati intorno al fuoco che loro stessi hanno inventato, ricondurranno ad unità tutto ciò che ingiustamente è stato diviso da questa strana società.

 

A cura di Cristina Seguiti

 


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