Dissipatio H.G. - Guido Morselli

 

L'ignoto mi è addosso, e io sono solo, senza scampo. Non ho aiuto, non ho consiglio. A chi chiederò un esorcismo? Scienza, filosofia, forse rimangono. In me, e sia pure al grado millesimale, in un barlume. Ma non hanno previsto niente di quello che succede, e non ne sanno niente. Sono io a sapere che, a ogni modo, ciò che succede non è pensabile, va oltre.

 

Dissipatio H.G. - laddove la sigla sta per humani generis - è l'ultimo romanzo dell'autore bolognese Guido Morselli, nonché il più personale, quasi autobiografico. Il risultato che premia queste pagine, organizzate secondo una prosa lucida e di rara intensità, è un ultimo grido disperato dell'autore che di lì a pochi mesi avrebbe trovato la morte, suicidandosi. Testamento letterario, dunque, ma molto altro ancora.

Il protagonista che anima le pagine di questo romanzo è un uomo di trentanove anni, ipocondriaco, fobantropo e spiccatamente solipsista; conduce una modesta vita ed in seguito ad un lungo quanto inutile iter ospedaliero, che lo ha costretto ad abbandonare quella poca fiducia nel genere umano che ancora serbava, medita il suicidio. E' così che si reca di buon mattino in una angusta caverna a pochi chilometri dalla città montanara in cui risiede, l'ultimo disperato gesto sarebbe consistito nell'immergersi in un piccolo bacino d'acqua, dal quale non sarebbe più emerso; queste le intenzioni, che il nostro protagonista è costretto a disattendere non trovando il coraggio di obliare la propria esistenza.

 

E' in quel preciso momento che la sorte, o quale strano disegno celeste, ha fatto sì che l'umanità intera scomparisse, si volatilizzasse senza alcuna traccia o spiegazione. Il nostro protagonista è rimasto il solo al mondo. Da questo momento, l'autore stesso fissa tale termine, si chiude la narrazione esterna dell'avvenimento, per cominciare quella interna; senza però che si sfoci in quelli che chiama di proposito psicologismi.

Un disperato ma lucido, e non privo di ironia, monologo interiore scandirà i brevi capitoli del romanzo, dando voce alla dissertazione di un personaggio che profondamente detestava l'umanità e che ora, non senza sgomento, si ritrova ad esserne l'unico esponente. Monologo che presto diviene un dialogo con i tanti oggetti che costellano la città, questi miracolosamente rimasti intatti, e con le tante persone scomparse con le quali ora, quando è troppo tardi, il nostro protagonista desidererebbe avere un rapporto. L'euforia di essere l'unico sopravvissuto cederà presto il passo ad una forma di angoscia esistenziale che lo attanaglierà, non riuscendo a decifrare il proprio destino - e quello degli altri - in questo assurdo ed imperscrutabile evento; quel che c'è di certo sta nel fatto che l'umanità ha visto coronarsi quel cupio dissolvi che nei secoli ha accompagnato il proprio sviluppo, fino all'apice raggiunto nell'età capitalistica, cui le ultime pagine del libro sferzeranno dei durissimi colpi.

Dissipatio H.G. è uno straordinario viaggio nell'animo del protagonista, pur distaccandosi dai classici flussi di coscienza caratterizzanti dei romanzi a sfondo psicologico. Il tema, così sconvolgente nel suo surrealismo, viene affrontato con una vivace ironia dall'autore e dal protagonista, che non manca mai di condire i propri pensieri con riflessioni sagaci e sapienti. Sullo sfondo, una solitudine infinita che farebbe ravvedere persino il peggiore dei misantropi.

 

A cura di Riccardo Bianco

 

 


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