Pico della Mirandola e Giordano Bruno: reductio ad unum

 

 

"Non so quando, ma so che in tanti siamo venuti in questo secolo per sviluppare arti e scienze, porre i semi della nuova cultura che fiorirà, inattesa, improvvisa, proprio quando il potere si illuderà di avere vinto"

 Attribuita a Giordano Bruno

 

Ritratto di Pico della Mirandola
Ritratto di Pico della Mirandola

Nell'orazione De Hominis Dignitate (1486; Introduzione di novecento tesi cabalistiche, magiche, teologiche e filosofiche) Giovanni Pico della Mirandola presenta un modello umano completamente nuovo: Adamo, prototipo eccellente di un'umanità antecedente il peccato originale e allo stesso tempo non ancora manifestatasi storicamente, dotato della capacità di assumere ogni forma su una scala che va da una condizione bestiale ad una angelica e che tuttavia, a differenza di animali e angeli, può sciegliere cosa essere; un uomo artefice e inventore di se stesso (il filosofo mirandolano scrisse una disputa contro l'astrologia, l'arte della predestinazione, che fu pubblicata postuma dall'amico Savonarola) dilaniato dall'ansia di un sapere universale. La stessa ansia anima Pico, viaggiatore instancabile che entra in contatto con tutti i culti del mediterraneo e dell'oriente. Profondo conoscitore della cabala (fu il primo italiano a praticarla) e delle filosofie platoniche e aristoteliche; spenderà gran parte della sua brevissima vita alla ricerca di una possibile riconciliazione di tutto il pensiero umano attraverso lo studio delle origini comuni delle credenze religiose.

 

Cento anni più tardi il misterioso frate domenicano Giordano Bruno pubblicava i Dialoghi filosofici italiani, nei quali le nove sfere celesti del sistema astronomico geometrico vennero accantonate una volta per tutte in favore di un modello infinitista e privo di centro. L'universo di Bruno è un super-contenitore infinito, ingenerato e immobile; al suo interno si estende un numero anch'esso infinito di sistemi solari e di creature, ogni cosa è soggetta ad un mutamento continuo ed è percorsa da quell'energia che Marsilio Ficino nominò spiritus, che unisce in un uno-tutto ogni cosa dell'universo.

 

Tre sono i mondi sovrapposti che compongono la realtà: archetipo/metafisico, nel quale sono le idee; naturale/fisico, in cui le idee sono "ideate" (il mondo delle cose); razionale/umbratile, mondo mentale di simboli e segni, di geometria e matematica. La caratteristica principale di questa configurazione gnoseologica è l'intercomunicazione dei tre mondi e la continuità fra essi che permette di conoscere tutti e tre in una sola volta.

Il metodo corretto per ottenere una valida conoscenza di tutte le cose è per Bruno l'ars combinatoria (vedi Raimondo Lullo), una tecnica mnemonica che letteralmene combina una moltitudine di segni e simboli l'uno all'altro, in una catena potenzialmente infinita, sfruttando la possibilità del mondo razionale della mente di condensare in un codice semiotico i contenuti del mondo fisico e metafisico. Ovviamente il metodo mnemonico è per Bruno uno strumento fondamentale: in un universo infinito, esso permetterà un giorno di creare un pratico codice di segni combinati che conterrà in sé tutta la conoscenza umana delle idee (non delle ombre delle idee che sono gli enti mutevoli e infinitamente numerosi) dell'universo. L'intelletto umano è ormai libero, emancipato da qualsiasi catena conoscitiva, una libertà negativa che si dibatte nell'impresa di conoscere ogni cosa e soffre dell'impossibilità di giungere al compimento di essa.

Frontespizio della celebre Oratio de hominis dignitate
Frontespizio della celebre Oratio de hominis dignitate

E' necessario tuttavia fornire un breve sfondo culturale a quanto detto finora: la reductio ad unum tipica dello spirito umanista rinascimentale è la chiave di volta della filosofia naturale, ovvero la teoria del mondo come essere vivente e organismo collettivo; la sua prassi è la magia naturale, intervento possibile solo a un sapiente il quale, consapevole delle forze cosmiche divine e naturali e dei loro affetti e repulsioni, è in grado di convincere tali forze a manifestarsi nel modo desiderato. Tutto ciò è possibile in virtù della continuità fra microcosmo e macrocosmo che consente di ottenere grandi effetti da piccole cause: basta un oggetto catalizzatore, un gesto, una parola per scatenare tempeste o suscitare amore.

Questa tuttavia è solo la parte più appariscente del potere del mago, le sue capacità divinatorie e incantatrici derivano da approfonditi studi di ogni branca dello scibile umano, dalla navigazione alla psicologia, dall'erboristeria alla fisica aristotelica. L'esercizio dell'Arte è ciò che il mago vuole mostrare, ciò che è exoterico; le conoscenze che egli ha conseguito in anni e anni di studi sono la parte esoterica, nascosta, perciò occulta agli occhi dei profani non iniziati. Ficino nel 1489 aveva dedicato nel suo De Vita un'attenzione particolare alla salvaguardia della salute dell'intellettuale: la ricerca filosofica consuma le energie e conduce ad uno stato di malinconia e ossessione; più ci si avvicina al divino e più il corpo rischia di essere consunto e trascurato. Solo le arti e le forze naturali attingibili dall'anima del mondo come la luce solare e l'acqua pura possono ripristinare lo spiritus del sapiente e riconciliarlo con la sua immanenza.

 

Mai come nel Rinascimento corpo e mente, teoria e prassi, infinitamente piccolo e infinitamente grande sono stati enti dialoganti, tesi e antitesi di una sola sintesi posta al centro delle varie sortite filosofiche compiute in Europa: l'uomo. Sempre Ficino nella Teologia Platonica (1482) configura l'anima come Giano Bifronte, rivolta contemporaneamente verso il mondo sensibile e quello intelligibile, a metà strada fra tempo ed eternità, trascendenza e umanità.

 

 Quale eredità rimane di Pico e Bruno? Con un primo sguardo emerge un forte sentimento riduzionista che trovò sfogo nella rottura degli argini tra culture e discipline e che raggiunge l'acme nella post-modernità. Più approfonditamente rimane senz'altro una profonda ferita filosofica, un sentore di impossibilità dell'atto del conoscere veramente che, accompagnato alle grandi scoperte cosmologiche, apre le porte all'angosciante mistero dell'esistenza umana nell'universo. Aldilà della fiducia umanistica continuamente evidenziata fino alla nausea in materia rinascimentale è più consono attribuire ai due filosofi un'obbiettivo riconoscimento delle potenzialità e delle difficoltà insite nel pensiero umano, questioni che non è possibile ignorare tuttora.

 

Una radicale ricontestualizzazione del lavoro dei due rinascimentali potrà servire come esempio dello stacco operato da essi nei confronti di tutte le epoche precedenti.

 

L'analisi della condizione umana operata da Pico è l'ottimo punto di partenza per un'interessante elaborazione filosofica. Il particolare valore che la conoscenza, in quanto studio di ogni aspetto della cultura umana, assume nella teoria pichiana conduce ad una teoria emancipatrice dell'uomo che si manifesta ogni volta che un nuovo individuo percorre la strada del sapere, staccandosi dalla sua condizione primaria animale:

 

« [...] Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto. Tu potrai degenerare nelle cose inferiori che sono i bruti; tu potrai, secondo il tuo volere, rigenerarti nelle cose superiori che sono divine.- [...] Nell'uomo nascente il Padre ripose semi d'ogni specie e germi d'ogni vita. E a seconda di come ciascuno li avrà coltivati, quelli cresceranno e daranno in lui i loro frutti. [...] se sensibili, sarà bruto, se razionali, diventerà anima celeste, se intellettuali, sarà angelo, e si raccoglierà nel centro della sua unità, fatto uno spirito solo con Dio, [...]. »

 

 Giovanni Pico della Mirandola, Oratio de hominis dignitate

 

 

 

Proprio l'ultimo passaggio è interessante in quanto pone l'accento sull'unità dell'anima umana e sulla sua comunione con Dio stesso. La conseguenza ultima della filosofia di Pico è dunque la presa di coscienza umana della sostanziale unità originaria del tutto e della possibilità che proprio quella libertà che è prerogativa della razza umana sia la chiave per un'identità con il divino e dunque di un ritorno all'unità di tutti coloro i quali si dedicheranno all'attività intellettuale. Interessante anche la prospettiva di una natura che è senz'altro lo sfondo dell'attività umana ma che essenzialmente è qualcosa da superare, anzi che è già superato fin dai primi istanti dell'uomo stesso sulla Terra. Il pieno sviluppo razionale della condizione umana, la quale è condizione unica nel suo genere, comporta la piena fiducia nell'arte del controllo della natura, nel caso di Pico la magia, nel nostro... la tecnica.

 

Il punto focale di una tale teoria basata sui presupposti pichiani è la totale contingenza e indeterminazione di tale evento, non vi è alcuna necessità, nessuna Storia o mano invisibile o idea di progresso a dominare i giochi, solo la volontà umana fa da padrone, rivelando come illusioni filosofiche qualsiasi concezione escatologica (termine teologico che indica qualsiasi dottrina che crede nell'Apocalisse o in una funzione finalistica dell'umanità), rendendole paragonabili all'astrologia che predestina gli individui (i quali sono invece addirittura superiori agli angeli, che non possono scegliere di essere altro che angeli). Un Uomo dunque dotato di un'enorme libertà, immune a qualsiasi controllo sovra- o extra-mondano.

Celebre statua di Giordano Bruno a Campo de' Fiori in Roma
Celebre statua di Giordano Bruno a Campo de' Fiori in Roma

Andando più a fondo Pico può essere considerato il primo archeologo della religione: partendo dalla sua contemporaneità scavò fino a giungere a Pitagora, Platone e ai culti misterici primitivi, scoprendo analogie e connessioni da cui dedusse l'origine comune di tutte le religioni successive; per la prima volta in assoluto la dottrina della chiesa cattolica della rivelazione cristiana come unica via per la salvezza dell'anima fu messa in dubbio in favore di quell'anarchia ecumenica che sarà il tratto distintivo di tanti mistici del novecento come Renè Guenon. Riconosciuta che ebbe l'importanza della fede per ogni uomo in ogni epoca Pico si dedicò con l'amico Savonarola al tentativo di affrontare lo strapotere della chiesa di Roma, impresa in cui caddero entrambi per mano dell'Inquisizione.

 

L'innegabile forza attualizzante di Giordano Bruno risiede nell'oggettiva possibilità di scambiare ingenuamente il suo pensiero per una forma di materialismo proto-spinoziano (come ebbe modo di fare Giovanni Gentile; vedi "Giordano Bruno e il pensiero del Rinascimento"), trascurando tutte le concezione magiche o mistiche del Nolano. Tuttavia come nel caso di Pico la cosmologia e la gneosologia bruniane possono essere rimanipolate e calate all'interno di impostazioni più vicine alla nostra epoca. Oltre le intuizioni rilevantissime della moltiplicità dei sistemi solari e della possibilità di un universo infinito e delle conseguenze di tale sistema cosmologico di cui si è già parlato, troviamo nel pensiero del frate-mago qualcosa che ci suona interessante: la sopracitata teoria dei tre mondi, essendo questi molto più materiali di quanto si possa credere. L'ardita teoria di stampo platonico asserisce coraggiosamente che sebbene gli enti che compongono l'universo infinito siano mutevoli, sono purtuttavia dominati in ogni caso dalla stessa logica di base (le idee), da qui prende corpo l'ipotesi aristotelica di una possibile catalogazione di tutto l'esistente e di una conseguente conversione signico-simbolica dei concetti.

Gli archetipi in questo caso non sarebbero altro che codici, categorie universali su cui si basa la struttura stessa dell'universo per distribuire la materia che la compone e determinare la struttura degli enti fisici. Lo spiritus, o animus mundi sarebbe in tale accezione l'energia che attraversa ogni cosa rispettando sempre, nelle mutazioni contingenti di forma e massa, la legge di conservazione dell'energia nel sistema isolato e chiuso dell'universo immobile, immutabile e incorruttibile; a detta dello stesso Bruno tutto si trasforma, nulla si distrugge; come prima di lui affermarono Pitagora, Democrito ed Empedocle e come gran parte della fisica moderna (salvo margini di incertezza nella fisica quantistica) prima di chi scrive questo articolo.

 

Ulteriori derive materialiste di Bruno consistono nelle teorie dell'universo increato e incorruttibile poichè fuori dalla spazio tempo (al contrario delle cose al suo interno); nel suo rifiuto di un luogo in cui ha sede Dio, il quale è esterno o coincidente con l'universo e al quale è conseguente la sua presa di distanza dall'idea di un Dio personale e antropomorfo.

 

I due pensatori confluiscono in un'etica che si fonda sulla conoscenza come motore dell'umanità e sulla estrema consapevolezza che l'intelletto è l'autentico sentiero che emancipa e guida l'uomo dalla barbarie e dalla superstizione, centinaia di anni prima del secolo dei lumi. E' proprio la dimensione esoterica che consente al mago/filosofo/sapiente di manifestare poteri che non sono nient'altro che il risultato di studi che solo pochi possono comprendere e che riguardano la natura stessa del Mondo. Da qui la visione messianica del mago che sorge per contrasto con l'ignoranza di chi non conosce e cade nella superstizione a favore di chi sfrutta a propri fini tale mancanza (da non sottovalutare la magia come esercizio di potere da parte del mago stesso, argomento che non potrà essere affrontato esaustivamente in questo articolo breve).

 

Quest'ultimo giro di boa ci porta a riabilitare la vera magia naturale, liberandola dal pasticcio stregonesco ad opera della chiesa e dell'occultismo e delle teorie che la descirvono come scienza primitiva, affermando che essa non è altro che la consapevolezza che l'intelletto umano, sebbene contenga in sè il germe del distacco dalla natura, sia imprescindibile da essa, configurandosi come l'originale studio del rapporto e della possibile armonia fra l'uomo realmente libero e padrone di sé e il Mondo naturale imprevedibile e incostante, ma pur sempre indispensabile per il corretto funzionamento della macchina umana inserita in un ecosistema.

 

 

A cura di Claudio Kulesko

 


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