Nimrod, dall'Inferno dantesco al mito

 


E Cush generò Nimrod, che cominciò a esser potente sulla terra.  Egli fu un potente cacciatore nel cospetto dell’Eterno; perciò si dice: "Come Nimrod, potente cacciatore nel cospetto dell’Eterno".

[Genesi 10:8-9]

 

questi è Nembrotto, per lo cui mal coto
pur un linguaggio nel mondo non s'usa.
Lasciànlo stare, e non parliamo a vòto,
ché così è a lui ciascun linguaggio
come 'l suo ad altrui, ch'a nullo è noto.

[Inferno: XXXI, 77-81]

Illustrazione di Gustave Doré.
Illustrazione di Gustave Doré.

 

Nimrod, la cui figura viene solamente delineata nel libro della Genesi, è un'oscuro personaggio biblico cui molte mitologie antiche hanno rivolto il proprio interesse. La fonte biblica ci rivela che fu figlio di Cush - a sua volta figlio di Cam - e fondatore di numerose città - Ninive, Accad, Babilonia ed altre - ; esatto, Babilonia, quella che la religione e la mitologia ci regalano è la figura del primo re babilonese; colui che volle sfidare Dio erigendo la Torre di Babele, e per colpa del quale l'umanità si scisse in tanti differenti e vicendevolmente incomprensibili linguaggi.

E' per questo motivo che lo ritroviamo all'Inferno, più precisamente nel Pozzo dei giganti, rei di essersi opposti a Dio, a blaterare parole incomprensibili - raphèl maì amècche zabì almi - che neanche i più illustri studiosi della Commedia sono riusciti a decifrare. Proprio la colpa di aver confuso le lingue degli uomini grava dunque su di lui negli inferi, relegandolo ad "anima confusa" che parla un linguaggio "ch'a nullo è noto".

 

Ma lasciamo da parte la Commedia per concentrarci sulla figura di Nimrod, il cui nome ebraico sta per «ribelle»; nel Talmud infatti possiamo leggere:

"Perché allora fu chiamato Nimrod? Perché istigò il mondo intero a ribellarsi alla sovranità di Dio".

I lavori per costruire la Torre di Babele dovettero fermarsi poiché nessuno riusciva più a comunicare con i propri compagni, ma dalle macerie della Torre Nimrod il ribelle fondò Babilonia.

 

Illustrazione che ritrae Nimrod
Illustrazione che ritrae Nimrod

Ed è qui che la storia comincia a farsi interessante, alcune fonti arcaiche - nonostante una forzatura cronologica non da poco - vogliono la leggendaria  regina babilonese Semiramide madre/amante di Nimrod - anche lei di dantesca memoria, nel girone dei lussuriosi a causa della relazione incestuosa con il figlio - ; la regina alla morte di Nimrod temette di perdere il trono, motivo che la spinse ad elaborare un culto che le avrebbe permesso di preservarlo: Nimrod ascende in cielo e diviene una divinità, il Sole per l'esattezza, sotto gli auspici della quale il regno sarebbe perdurato negli anni. Semiramide inoltre rimane incinta in seguito alla segreta relazione con un sacerdote, dopo nove mesi partorisce un bambino che viene presentato come il figlio/reincarnazione dello stesso dio Nimrod; il suo nome fu Tammuz, ed il giorno di nascita il 25 dicembre. Vi dice nulla?

 

Che la mitologia antica ricalchi fedelmente tali peculiarità - quali appunto l'immacolata concezione, la resurrezione e via dicendo - è cosa nota, e basti citare altri celebri esempi quali quelli di Mithra, Horus, Attis, Osiride [...] che, pur appartenendo a culture geograficamente e cronologicamente lontane tra loro si influenzarono a vicenda sino a delineare i tratti del Cristianesimo.

Di Tammuz si dice anche che il crocifisso fosse il simbolo che lo rappresentava, che era pescatore e che ogni anno si celebrasse in tutto il regno di Babilonia una sorta di lutto rituale, annunciante la morte e la resurrezione della divinità, figlia del sole, portatrice di primavera e prosperità. Tammuz, infatti, è tuttora un mese del calendario ebraico.

 

Quella di Nimrod è dunque un'oscura figura che la mitologia non riesce a delineare chiaramente: da una parte il ribelle cacciatore contro il quale Dio scatenò le sue ire, dall'altra una divinità benigna derivante dall'apoteosi operata dall'astuta Semiramide, i cui tratti, ed un precario filo conduttore che conduce dalla Mesopotamia fino in Grecia, ricalcherebbero in parte i miti di Hermes ed Eracle.

Ciò che ci resta di provato, e ci basti, è l'idea che se ne fece Dante; un gigante, dannàto, chiuso nella sua terribile incomunicabilità.

 

 

A cura di Riccardo Bianco

 

 

 


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