Jorge Luis Borges: L'ultimo immortale

"Essere immortale è cosa da poco: tranne l'uomo, tutte le creature lo sono, giacché ignorano la morte; la cosa divina, terribile, incomprensibile, è sapersi immortali" ¹

Jorge Luis Borges in tarda età.
Jorge Luis Borges in tarda età.

Non è affatto semplice, in virtù dell'inestimabile poliedricità dell'autore in questione, provare ad abbozzare una summa che comprenda la poetica, lo stile, le tematiche ricorrenti e le riflessioni di uno dei più grandi autori che il Novecento abbia conosciuto. Per cimentarmi in tale opera mi asterrò per intero dal gravame biografico -stimo infatti alquanto arduo il trattare avvenimenti della vita di una persona che ho conosciuto unicamente su dei libri; evitando di scadere in un mero elenco, pergiunta- ma la figura di Borges si presta a tale esercizio, dal momento che per sua stessa ammissione è solo un caso, se un eventuale lettore dovesse riconoscere qualche verso felice nelle sue opere, che egli ne sia l'estensore ed il lettore vesta i panni del destinatario.² L'annullamento di Borges davanti ai propri versi non vuole essere una sorta di straniamento verista, al contrario, l'autore apporta ai suoi testi tutte le conoscenze e le passioni che lo spingono a scrivere -i temi ricorrenti nella sua poetica ed i numerosi richiami agli autori di cui si sente platonicamente figlio ne sono la testimonianza- con la consapevolezza, però, del fatto che la sua opera nasca, ed appartenga, ad un meccanismo ben più ampio che trascende la vita e la volontà del singolo.

"Che altri si vantino delle pagine che hanno scritto; il mio orgoglio risiede in quelle che ho letto." ³

Borges passeggia per la Biblioteca Nazionale di Buenos Aires, della quale fu direttore fino all'avvento del Peronismo.
Borges passeggia per la Biblioteca Nazionale di Buenos Aires, della quale fu direttore fino all'avvento del Peronismo.

A questo punto è bene attuare un distinguo tra il Borges in poesia ed il Borges in prosa, pur essendo tale confine molto più labile di quanto lo si possa concepire -non sono di certo io il primo a definire le sue poesie in qualità di versi in prosa- più che stilistica è infatti contenutistica la divergenza che intercorre tra le due arti letterarie per eccellenza. Se infatti, come vedremo, le opere in prosa ruoteranno ciclicamente su temi quali il labirinto, l'immortalità, la biblioteca, la memoria, il segreto dell'universo ed il linguaggio, nella poesia vi è anche, in aggiunta ai temi sovracitati, la componente civica dedicata alla sua patria: Buenos Aires.⁴

L'intenzione di Borges non è però quella di cantare la Buenos Aires affollata e chiassosa, la grande città portuale e di scambio, crogiuolo di culture e diversità. Borges desidera cantare la Buenos Aires dei sobborghi⁵, delle desolate strade di campagna nelle quali un semplice albero, una pietra o un'ombra possono essere spunto di ben più ampie riflessioni.

Il rapporto che l'autore ha con la sua città è un sentimento viscerale⁶ che trova esplicazione solo nelle più recondite profondità del suo animo, numerosi infatti furono i viaggi che Borges intraprese, sin dalla prima giovinezza, nel corso della sua lunga vita; Buenos Aires fu però sempre un porto sicuro, sinonimo di pace e ristoro interiore nei tanti ritorni; una casa dolce e sempre desiderata, nella lontananza.

 

Nell'introdurre le tematiche principali e ricorrenti nelle opere di Borges, vero e proprio fulcro sul quale ruota la sua intera produzione, è bene trattare brevemente del fattore che, primo fra tutti, influenzò il modo con cui Borges percepiva, è proprio il caso di dire vedeva, il mondo -mi scuserete il gioco di parole- la cecità. Già, perché quella che per noi è una malattia ereditaria, per lui fu semplicemente una circostanza. Fu così che sin dal momento in cui aprendo per la prima volta gli occhi iniziò a vedere, al tempo stesso intraprese quel lento percorso che lo portò a circondarsi di sole ombre in età adulta, al totale oblio nella vecchiaia. Questa fu la spinta che lo condusse a concentrare l'oggetto delle sue ricerche verso il mondo interiore, dunque metafisico, più che verso quello empirico, al suo tatto impalpabile nonostante la concretezza.

Borges a Parigi, 1969
Borges a Parigi, 1969

Consultando un qualsiasi manuale o enciclopedia vi accorgerete che alla voce genere letterario seguirà quello di racconti fantastici. A lungo mi sono interrogato se non vi fosse una definizione che meglio descriva le opere in prosa di Borges, fermo restando che non fosse il termine racconti a turbarmi -brevi, talvolta brevissimi sono gli scritti dell'autore bonaerense, le cui opere si configurano come raccolte di questi- era quel fantastici a scontentarmi ma, dopo aver abbandonato la pretesa di chissà quanti altri prima di me, di trovare un termine che meglio racchiuda e più rispecchi i suoi scritti, mi sono arreso ai racconti fantastici che forse, nell'impossibilità di classificare un unicum della letteratura di ogni tempo quale Borges rappresenta, meglio classifica e contiene i suoi scritti.

 

Lungi dal pensare ai suoi racconti come mondi popolati da elfi e gnomi, pur di altri mondi trattandosi, anzi, universi. Esatto, veri e proprio universi paralleli nei quali Borges inscena irrealtà tali da esser percepite come tante possibilità. Niente è reale, dunque tutto è possibile, come affermò in un'intervista datata 1983⁷. E così, leggendo i suoi racconti vi imbatterete in un uomo che dopo aver a lungo cercato se stesso giungerà alla conclusione di esser stato tutti gli uomini esistiti e, al tempo stesso, nessuno⁸; leggerete di un antico sacerdote che decifrò dal manto di un giaguaro la parola, chiave dell'universo, pronunciando la quale potrebbe diventare una divinità, scegliendo però di astenersi dal farlo al fine di morire come ogni altro uomo ⁹; incontrerete un uomo che vaga in una biblioteca che si configura, contenendo infiniti volumi, come un universo¹; e, ancora, leggerete di Babilonia, città nella quale ogni interazione umana, sorteggiata, viene affidata al caso¹¹; il minotauro Asterione attenderà che giunga il suo redentore, Teseo, affinché venga liberato dal labirinto che lo costringe¹²; e un giovane ragazzo a seguito di un incedente ricorderà ogni minimo particolare sul quale il suo sguardo si posi¹³.

Nei suoi racconti sarà possibile che Borges anziano si sieda su una panchina, accanto a Borges giovane, e i due comincino a conversare¹⁴; che un antico re non riesca ad uscire da un labirinto senza pareti¹⁵ e che un avventuriero dei giorni nostri incontri niente meno che Omero.¹⁶

Borges nei primi anni '60, alle prese con la cecità
Borges nei primi anni '60, alle prese con la cecità

Il filo conduttore di queste narrazioni sommarie, ad un primo sguardo estemporanee e lontane tra di loro, è la concezione di un mondo inteso da una parte come artificio -da cui il titolo di una delle sue più celebri raccolte¹⁷ -e dall'altra come dettato da un tempo ciclico che, al tempo stesso, rivela la possibilità dell'esistenza dell'infinito. Questo si esplica nell'infinità di combinazioni ammesse, più che in una reale infinità spaziale o temporale.

 

Ma a questa spassionata esaltazione deve, e sottolineo deve, seguire un ammonimento. Già, ne è pur giunta l'ora. Quanti non abbiano ancora avuto il piacere, e desiderino dunque approcciare ad un testo di Borges, possono -devono, direi piuttosto- farlo aspettandosi qualsiasi cosa, giacché mai prevedibili sono i risvolti che prendono le narrazioni dell'autore bonaerense. Ma di una cosa devono essere consapevoli, cioè del fatto che ci si potrà trovar davanti a pagine ostiche e di non scorrevole lettura. Abbiamo detto di come le sue poesie possano essere concepite in qualità di prosa, ecco, la prosa talvolta sfocia nella saggistica, o quanto meno ne da una parvenza.

Jorge Luis Borges non è uno scrittore propriamente scorrevole, e al tempo stesso mai pesante; ma questa sua peculiarità può essere letta nella chiave dei labirinti -non sempre fisici e alle volte puramente mentali- che innalza, o della complessità degli universi che costruisce e dei quali, spalancatene le porte, rende il lettore parte integrante.

A tale caso mi rendo conto di non aver parlato affatto -e non lo farò di certo ora- del Borges erudito, dotto uomo di cultura e bibliotecario, amante delle lettere e della filosofia.

 

Insomma, è pur giunta l'ora di tirare qualche conclusione. Auguro a chiunque intraprenda per la prima volta la lettura del maestro argentino di amarlo quanto, se non più, abbia fatto io; di immergersi, mente e corpo, nelle volute dissimulazioni letterarie ordite da un uomo che è riuscito a far convivere all'interno di un'unica persona, e per il corso di un'intera esistenza, un erudito e saggio anziano con un innocente fanciullo, che si affaccia alla vita con l'innocenza propria di chi sogna la possibilità dell'impossibile. Comprendendo affondo Borges, ed affidando lui la vostra mente, sentirete come se un misterioso ruotare pitagorico vi lasci di volta in volta in un diverso luogo del mondo¹⁸; vale la pena provare, no?

"Nei linguaggi umani non c'è proposizione che non implichi l'universo intero" ¹⁹

 

 

 

A cura di Riccardo Bianco

 

 

Note:

¹ da "L'immortale" contenuto nella raccolta di racconti brevi "L'aleph", 1949

² introduzione di "Carme presunto e altre poesie", 1975

³ introduzione di "Elogio dell'ombra", 1969

⁴ "Fervore di Buenos Aires" raccolta di poesie pubblicata nel 1923

<Non le strade veementi / assillate da smanie e trambusto / ma la dolce strada dei sobborghi / trepida di penombra e crepuscolo> in "Le strade", contenuta in "Fervore di Buenos Aires", 1923

⁶  <Ormai le strade di Buenos Aires / sono le viscere dell'anima mia> contenuta in "Le strade", 1923

intervista RAI curata da Fausta Leoni del 1983

"L'immortale" contenuto nella raccolta di racconti brevi "L'aleph", 1949

⁹ "La scrittura del dio" contenuto nella raccolta di racconti brevi "L'aleph", 1949

¹ ⁰ "La biblioteca di Babele" contenuto nella raccolta di racconti brevi "L'aleph", 1949

¹¹ "La lotteria di Babilonia" contenuto nella raccolta di racconti brevi "Finzioni", 1944

¹² "La casa di Asterione" contenuto nella raccolta di racconti brevi "L'aleph", 1949

¹³ "Funes, o della memoria" contenuto nella raccolta di racconti brevi "Finzioni", 1944

¹⁴ "L'altro" contenuto nella raccolta di racconti brevi "Il libro di sabbia", 1949

¹"I due re e i due labirinti" contenuto nella raccolta di racconti brevi "L'aleph", 1975

 ¹  "L'immortale" contenuto nella raccolta di racconti brevi "L'aleph", 1949

¹ "Finzioni", raccolta di racconti brevi pubblicata nel 1944

¹<Ma io so che un'arcana vicenda pitagorica / notte a notte mi lascia in un sito del mondo / che appartiene ai sobborghi> in "La notte ciclica" contenuta in "L'altro, lo stesso", 1964

¹ "La scrittura del dio" contenuto nella raccolta di racconti brevi "L'aleph", 1949

 



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